Cari amici,
ben trovati dopo l'estate.
Solo due righe per darvi il link (http://picasaweb.google.it/rlombardi1) delle mie foto della vacanza, se vi incuriosisce vederle.
Un abbraccio forte ed a presto.
r.
ps: l'8 settembre c'è il V-day, il Vaffanculo-day. Vi voglio tutti in piazza a San Paolo ad urlare il nostro vaffa al nostro perverso sistema politico e per firmare per la presentazione di una legge che ripulisca il parlamento. a brevissimo dettagli.
Senato, Selva non si dimette più "I cittadini mi chiedono di restare"
Gustavo Selva
ROMA - Gustavo Selva ci ripensa e rimane senatore. L'esponente di Alleanza Nazionale Gustavo Selva ha deciso di ritirare le dimissioni che aveva presentato dopo le polemiche di cui era stato al centro per aver utilizzato un'ambulanza, il giorno della visita di George W. Bush a Roma, in modo da poter arrivare in tempo negli studi di La7 e poter partecipare a una trasmissione televisiva.
"I cittadini mi invitano a restare e perciò ritiro le dimissioni - ha annunciato Selva nell'aula di Palazzo Madama - Assumo su di me la reponsabilità politica di ritirare le dimissioni presentate con lettera l'11 giugno. Lo faccio per rispetto vostro". "E' mio dovere - ha proseguito il senatore di An - e rispetto per voi. Se voi mi assolvete potrebbe sembrare la casta che si autodifende", ha detto Selva che ha parlato per oltre mezz'ora nonostante il presidente di turno, Roberto Calderoli, abbia minacciato più volte di togliergli la parola.
In aula, Selva ha anche raccontato la sua versione sull'episodio dell'ambulanza: "Ho cercato per 30 minuti con un agente di polizia di far arrivare un taxi almeno fino a ponte Cavour, ma invano. Il blocco per la presenza di Bush era ferreo". Inoltre, ha detto, "quelle concitate telefonate mi provocarono delle fibrillazioni cardiache e quindi sono stato messo sull'autoambulanza di Palazzo Chigi e sono andato all'Ospedale San Giacomo. Poi mi sono rapidamente ristabilito e mentre Palazzo Chigi mi proponeva una seconda auto, con l'autista dell'ambulanza si è deciso che fosse lui a portarmi a via Novaro", dov'era lo studio dell'emittente La7.
Il senatore di An ha quindi accusato il ministro della Sanità Livia Turco di aver detto il falso quando ha sostenuto che "il bilancio poteva essere più tragico se un'altra persona avesse avuto bisogno dell'ambulanza". "Questo - ha affermato il senatore di An - non poteva accadere perché l'ambulanza era a disposizione solo per chi si trovava a Palazzo Chigi".
Selva, dopo aver citato alcune e-mail piene di insulti che gli sono giunte in quei giorni ("maledetto ladro", "cane, si vergogni", "schifoso maledetto" e altre che ha letto per intero) ha detto che le accuse del ministro Turco lo hanno "addolorato, offeso, ma non meravigliato". "Vedo - ha proseguito - che il lessico vetero-comunista per infangare l'avversario politico resta duro a morire in una senatrice post-comunista".
Dopo aver ripercorso la sua carriera, prima come giornalista, e ora come parlamentare e dopo aver ricordato l'autoambulanza di Mussolini che fece storia, Selva ha ricordato di "non essere mai stato toccato da una sola accusa di corruzione, concussione, tangenti, associazione mafiosa o consumo di cocaina".
"Non dobbiamo commettere l'errore di cavalcare il tema dell'antipolitica. L'uscita dal Senato sarebbe una bella morte politica di un eroe per un giorno" ha aggiunto il senatore che verso la fine della sua arringa difensiva ha rivelato il motivo del ritiro delle sue dimissioni: "Un voto in meno del centrodestra al Senato è un giorno in più per il governo Prodi".
questa la notizia.
ora, io cerco un avvocato che mi aiuti a fargli causa per procurato allarme, o abuso, o qualcunque fattispecie giuridica possa configarsi nel suo comportamento.
aiutatemi!!!

dal blog di Panorama:
Per la serie l’Italia rovesciata. Sentite questa: un figlio usa il telefono aziendale del padre, dipendente della Telecom da trent’anni, per mandare una raffica di sms ai suoi coetanei. L’azienda se ne accorge e pensa bene di licenziarlo. Nonché di presentare un esposto contro il ragazzo dal pollice svelto. L’ uomo gli fa una ramanzina ma poi, ritenendo il provvedimento ingiusto, fa causa al suo datore di lavoro. La vicenda risale a tre anni fa e ora la Cassazione ne ha scritto il finale dando ragione alla Telecom, così come era avvenuto negli altri gradi di giudizio. Ora uno guarda alle ultime traversie del colosso telefonico e pensa: ma guarda, in Telecom ci sono stati dipendenti che potevano spiare, intercettare, creare centrali d’ascolto illegali, usare i soldi degli azionisti per loschi maneggi, entrare nei computer altrui senza che l’azienda (così dicono i vertici) se ne accorgesse. Ma poi si capisce il perché: erano troppo impegnati a controllare quanti sms mandavano i dipendenti e i loro figli.
che dire......

dal blog di Beppe Grillo:
L’otto settembre è il giorno della liberazione dai parlamentari abusivi. Se non gli diamo una mano da soli non ce la fanno a congedarsi da Montecitorio e da Palazzo Madama. Loro ce la mettono tutta, vorrebbero contribuire allo sviluppo del Paese. Ed entrare nella terza repubblica, dopo aver disfatto la seconda e la prima. Dopo aver raschiato il barile hanno riesumato Veltroni, homo novus, dieci anni fa vice presidente del Consiglio nel primo governo Prodi. Quando Blair si insediò come primo ministro in Downing street. I nostri dipendenti tengono famiglia e i poteri forti tengono i dipendenti per le palle. E’ una situazione giustificabile.
L’otto settembre lancerò un’iniziativa di legge popolare in tre punti per disinfestare il Parlamento:
PRIMO: Nessun cittadino può candidarsi se condannato in via definitiva o in attesa di giudizio.
SECONDO: Nessun cittadino italiano può essere eletto per più di due legislature. Regola valida retroattivamente.
TERZO: I candidati devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta.
Invierò a ogni deputato e a ogni senatore una mail di richiesta di adesione, o rifiuto, a questi tre punti e pubblicherò le risposte, se ce ne saranno. Il silenzio è dissenso.
Ragazzi, tutti in piazza!!!!
anche i boss mafiosi si lamentano dell'indulto
dal sito del Corriere della Sera di ieri:
Vi giro la mail di
Enrica Bartesaghi, Presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova
Ebbene sì.
I processi a Genova continuano e qualcuno si conclude, purtroppo ne parlano solo i quotidiani genovesi. Il resto dell'Italia, ignora. Tutti i media, compresi quelli "alternativi" tacciono.
Il processo per il delitto di Cogne fa molta più audience dei processi di Genova che vedono coinvolte centinaia di persone ferite e torturate, durante la più grave sospensione dei diritti civili in un paese "democratico" dal dopoguerra, come denunciato da Amnesty International.
Forse qualcuno pensa ancora che ci sarà una commissione d'inchiesta per i fatti di Genova, ma chi la vuole davvero? A chi interessa far luce sui gravissimi fatti di quei giorni? Certamente non al governo Prodi, non alla maggioranza e tanto meno all'opposizione in Parlamento.
Enrica Bartesaghi
Presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova

dal sito di Repubblica:
Prima condanna per le violenze delle forze dell´ordine contro i manifestanti: "Non furono iniziative isolate"
G8, condannato il Ministero
Missionaria picchiata, risarciti invalidità e danni morali
"Ho solo ottenuto quello che attendevo da 6 anni: giustizia"
MASSIMO CALANDRI
LA PRIMA condanna nei confronti del Ministero dell´Interno per le illecite e gratuite violenze dei suoi poliziotti è arrivata nei giorni scorsi, e cioè circa sei anni dopo la vergogna del G8 genovese. Ma le parole con cui il giudice istruttore Angela Latella ha motivato la sua decisione rinfrescano la memoria. Ricordando a tutti che quelle cariche sanguinarie, quelle teste rotte a manganellate, quei lacrimogeni sparati contro le persone inermi, non erano frutto dell´iniziativa isolata o dell´autonomo eccesso di qualche agente. Facevano invece parte di un più ampio disegno - così come le menzogne raccontate più tardi per coprire le nefandezze - , che rappresenta una delle pagine più buie nella storia della Polizia di Stato.
Il tribunale del capoluogo ligure ha dato ragione a Marina Spaccini, pediatra cinquantenne di origine triestina, pacifista che per quattro anni ha lavorato in due ospedali missionari del Kenia. Alle due del pomeriggio del 20 luglio, era il 2001, venne pestata a sangue in via Assarotti. Partecipava alla manifestazione della Rete Lilliput, era tra quelli che alzava in alto le mani dipinte di bianco urlando: "Non violenza!". Gli agenti e i loro capi avrebbero poi raccontato che stavano dando la caccia ad un gruppo di Black Bloc, che c´era una gran confusione e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che non era possibile distinguere tra "buoni" e "cattivi": bugie smascherate nel corso del processo, come sottolineato dal giudice. I cattivi c´erano per davvero, ed erano i poliziotti che a bastonate aprirono una vasta ferita sulla fronte della pediatra triestina. Dal momento che quegli agenti, come in buona parte degli episodi legati al vertice, non sono stati identificati, Angela Latella ha deciso di condannare il Ministero dell´Interno. La cifra che verrà pagata a Marina Spaccini non è certo clamorosa - cinquemila euro tra invalidità, danni morali ed esistenziali - , ma il punto è evidentemente un altro.
«Se risulta chiaramente che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di violenza da parte di un appartenente alle forze di polizia - scrive il giudice - , non si può neppure porre in dubbio che non si sia trattato né di un´iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l´ordine pubblico gravemente messo in pericolo». Perché l´intervento della polizia non fu «legittimo», è ormai abbastanza chiaro. Lo hanno confermato i testimoni e in un certo senso gli stessi poliziotti e funzionari, con le loro contraddizioni: «Gli aggressori erano diverse decine; l´ordine era di caricarli, disperderli ed arrestarli», hanno detto, interrogati. Ma poi risulta che furono arrestati solo due ragazzi (non feriti), la cui posizione fu in seguito peraltro archiviata.
La pacifista era assistita dagli avvocati Alessandra Ballerini e Marco Vano. Il giudice ha sottolineato come fotografie e filmati portati in aula «siano stati illuminanti»: «Si vedono ammanettare persone vestite normalmente; più poliziotti colpire con i manganelli una persona a terra, inerme. La stessa Spaccini è una persona di cinquant´anni, di cui giustamente si sottolinea l´aspetto mite». E poi, le testimonianze come quella di una signora settantenne che parla di una «manifestazione assolutamente pacifica e allegra» e di aver quindi visto agenti «bastonare ferocemente persone con le mani alzate ed inermi come lei». Marina Spaccini ha accolto il giudizio con un sorriso: «Era semplicemente quello che attendevo da sei anni. Giustizia».

http://www.lightamillioncandles.com/
accendi anche tu una candela contro la pedofilia, la pedopornografia e lo sfruttamento sessuale dei minori.
il 23 giugno è il Boy Love Day, un appuntamente virtuale tra tutti i pedofili del mondo che rivendicano il loro diritto ad essere mostri.
accendi anche tu una candela simbolica per chiedere alle autorità di tutto il mondo di impegnarsi VERAMENTE a combattere questa crudeltà.

simona la mia collega se ne va.
così, senza avere in mano null'altro che la sua voglia di liberarsi da questo fardello che la opprime da mesi. mi dicono che non ha un altro lavoro pronto che l'aspetta, ma che ha bisogno di lasciare questo posto.
avrà ragione lei ad anteporre il suo sorriso e la sua gioia al riconoscimento sociale che da avere un lavoro (oltre all'aspetto pratico della pagnotta da portare a casa?).
od un gesto del genere lo si può inquadrare solo in un disagio più ampio che parte dall sfera lavorativa per mettere in discussione tutto un modo di vivere?
uscendo dal particolare, che è solo uno spunto.
chissà quale è la chiave di lettura...
ieri sera sono stata più di un'ora al telefono con tommaso gastaldi, professore associato di statistica alla sapienza, colui il quale ha denunciato in un esposto di 120 pagine quello che tutti sappiamo, cioè il mal costume di assegnare le cattedre universitarie in base a clientelismi invece che meriti, malcostume a cui nessuno si oppone realmente.
beh, lui lo ha fatto. ha reso pubblico il contenuto del suo computer http://cam70.sta.uniroma1.it/ mettendo lì dentro tutta la sua storia: cosa è successo, a chi ha scritto, chi lo ha querelato, chi lo sta intimidendo. tutto il malcostume di un sistema e la solidarietà di chi ha vissuto o sta vivendo la stessa storia.
tommaso è un professore di fama internazionale. partecipa ad un concorso per il passaggio a professore ordinario insieme ad altri candidati. la commissione d'esame è formata come al solito nella seguente maniera: il presidente è scelto SU CHIAMATA dal preside di facoltà. arbitrio totale. posso chiamare anche il mio vicino di casa, mio fratello, mio cugino. gli altri membri sono votati da tutti i professori ordinari d'Italia. ma in realtà il voto non è obbligatorio, quindi vota solo chi ha un favore da ricambiare.....tanto basta anche una preferenza in più rispetto a 0 per diventare membro della commissione.
insomma, simile al sistema politico che la protegge, anche la cupola universitaria è autoreferenziata.
i requisisti dei candidati vengono appiattiti : il numero di pubblicazioni deve avere un limite SUPERIORE pari normalmente ad un numero molto basso, in modo da aprire le porte al maggior numero di idonei, soprattutto i figli di papà che non si sbattono troppo a fare ricerca e produrre pubblicazioni.
dopo di che la commissione esamina i curricula dei candidati e le loro pubblicazioni; nel caso di tommaso, c'è un verbale di commissione che afferma che i candidati a,b e c sono discretamente positivi mentre d non è idoeno, quindi il concorso lo vince d. logico no?
quindi tommaso si indigna, impugna il verbale, denuncia il preside di facoltà che non solo lo querela per diffamazione ma chiede una commissione disciplinare straordinaria che imponga a tommaso di tace per il buon nome della sapienza.
tommaso non tace: va ad annozero, va a w l'italia, va a radio24, lo intervistano giornali vari.
insomma, parla. parla e pubblica. il suo blog è una miniera di informazioni e di solidarietà. speriamo che non finisca come al solito nel dimenticatoio.
r.
pensavate che la dilagante mania dei blog non mi colpisse?
che fossi immune al canto di sirene che mi sussurrava nell'orecchio "......apri il tuo blog, pubblica le tue storie, inserisci le tue foto, dai spazio ai tuoi amici......"?
che mi facessi scappare questa magnifica e gratuita occasione di mettermi in mostra?
NAAAAAAAAA, non chi mi conosce.
e quindi, ecco oggi inizia l'avventura.
vi aspetto.
r.